Carissimo don Antonio, benvenuto!

Benvenuto nella nostra comunità. La accogliamo con la gioia che viene dalla fiducia nel Signore che, in questo momento della nostra storia umana, civile ed ecclesiale di Loreggia, ci ha affidato lei, proprio lei, come pastore. Nulla avviene per caso nell’ottica del credente, ma corrisponde ad un disegno di salvezza personale e comunitario. Ringraziamo dunque il Signore del dono della sua nuova presenza. Un grazie sincero va al Vescovo mons. Gardin che l’ha scelto e nominato, al delegato per la pastorale (mons. Mario Salviato), che ce l’ha presentato, al vicario foraneo (mons. Giorgio Marangon), al coordinatore della Collaborazione Antoniana (don Claudio Bosa) e a tutti i numerosi sacerdoti che l’hanno accompagnato   in questo solenne ingresso, tra cui anche don Giovanni Marcon nuovo cappellano della Collaborazione. (a Don Aldo, un pensiero particolare, come pure a don Leone che sicuramente sta pregando per lei e per noi).

Carissimo don Antonio, lei arriva in una Parrocchia che ha una lunga storia, come quasi tutte le nostre parrocchie, di fede e di tradizione cristiana e ne è testimonianza visibile questa chiesa così bella e luminosa, recentemente restaurata, tutta vestita a festa per il suo arrivo. Sappiamo che non basta una bella chiesa per crescere nella fede, soprattutto oggi, tempo in cui la tradizione non conta più e c’è bisogno di rinnovare e rigenerare la fede   in noi per primi, nelle nostre famiglie e poi nelle tante persone che pure sono state battezzate e iniziate ai sacramenti: i “cristiani lontani o sulla soglia”, direbbe il nostro vescovo mons. Gardin.  

È una Parrocchia la nostra che non manca delle altre strutture fondamentali per l’opera di educazione ed evangelizzazione, dall’oratorio alla scuola materna, dalla Casa del giovane al campo sportivo (sappiamo che lei ama lo sport e pertanto i ragazzi saranno tutti con lei). Come ha già avuto modo di constatare c’è anche una certa vivacità di associazioni e gruppi impegnati chi nell’educazione, chi nella liturgia e nel canto (come ha visto e sentito), chi nella cura della stessa chiesa (persone semplici che spesso sottovalutiamo). Una parrocchia che ha anche una sua dimensione missionaria e caritatevole. Abbiamo un buon numero di missionari con cui siamo in costante contatto e si cerca sempre di curare l’attenzione per i poveri lontani e vicini.

Tutto questo viene da un passato più o meno lontano che, come si diceva, ha bisogno sempre di nuova linfa, attingendo continuamente alla sorgente che è la Parola del Signore, che passa anche attraverso   l’opera fondamentale dei suoi ministri.

Carissimo don Antonio, la accogliamo come pastore, cercando noi di essere gregge nel senso evangelico, e cioè non massa di cristiani passivi o semplicemente docili, ma una comunità, comunità di credenti attivi e responsabili. Siamo consapevoli che oggi un parroco non può fare tutto, a maggior ragione se ha anche due parrocchie, come nel suo caso. Per questo la collaborazione sarà fondamentale sia in parrocchia che tra le parrocchie ricordandoci che non a caso oggi siamo parte di una Collaborazione, la Collaborazione Pastorale Antoniana, oltre che di una Diocesi, quella di Treviso, con un nuovo Vescovo. Insomma, siamo tutti chiamati a ripartire percorrendo anche strade nuove con quella sinodalità, (partecipazione, collaborazione e sostegno reciproco tra laici e preti), su cui tanto si è investito in questo ultimo periodo di vita diocesana, per costruire una vera comunità cristiana.

A lei chiediamo sostanzialmente due cose, che già sa fare:

  • 1°: che ci parli di Gesù e che ci insegni a pregare, perché attraverso Gesù scopriamo o riscopriamo il nostro legame profondo con Dio e rendere così   più piena e vera la nostra vita. Abbiamo ancora bisogno della “buona novella dell’amore di Dio” perché scienza, tecnica, economia, benessere e perfino la salute, non ci danno tutte le risposte. Aver sostituito il desiderio di Dio con il desiderio di beni materiali e di sicurezza non ci ha reso né migliori né soddisfatti.  È questo anche il senso del dono che oggi le offriamo, l’Evangeliarium, sul quale durante la messa, ha letto il Vangelo per la prima volta nella nostra chiesa.  
  • 2°: che il messaggio di Gesù passi attraverso le relazioni, ossia attraverso l’attenzione e l’incontro con le persone, con l’umanità presente in ciascuno di noi, con le povertà e le fragilità che la contraddistinguono. Annuncio del Vangelo e ascolto delle persone, dunque, come sottolineato anche dal nuovo vescovo mons. Tommasi nel suo insediamento domenica scorsa, parole che non fanno altro che richiamare l’unico comandamento di Gesù: amare Dio e il prossimo come se stessi.   

Carissimo don Antonio, da soli, ma anche assieme, riusciremmo a fare ben poco: abbiamo bisogno della grazia del Signore. Per questo ci affidiamo a Lui, al Signore, che non lascia mai soli i suoi figli, e ci affidiamo anche al nostro patrono S. Rocco, esempio di carità verso i malati e i sofferenti, e alla Madonna a cui è dedicata questa chiesa. Ci aiutino affinché possiamo crescere insieme nella Fede, nell’esercizio della carità e nella speranza, virtù teologali proprie di chi è consapevole che la nostra storia ha un senso e una direzione: è un cammino meraviglioso e straordinario di redenzione e di salvezza. E nei prossimi anni lo faremo con lei, don Antonio.

Benvenuto don Antonio e buon lavoro.