Carissimo don Leone,

È arrivato il momento dei saluti e dei ringraziamenti per questi 14 anni di servizio pastorale davvero intensi e pensiamo anche faticosi in alcuni momenti.

Non deve essere stato facile passare dal seminario alla parrocchia, dall’insegnamento teologico in qualche modo specifico e settoriale, alla responsabilità di una pastorale che abbraccia tutte le realtà della vita con la sua complessità di persone e di situazioni. Eppure, l’ha fatto egregiamente, con prudenza all’inizio e quindi con saggezza e poi con sempre maggiore sicurezza. All’inizio con l’abito un po’ del professore, ma poi sempre di più con quello del pastore che conosce e comprende le sue pecore, via via sempre più attento all’importanza della relazione umana.

Le basi dottrinali non le mancavano certamente, ma è stata ammirevole la capacità di tradurre e trasmettere con chiarezza e anche, potremmo dire, con umiltà il messaggio evangelico, attento più a proporre che a imporre, nello stile di Gesù. Ma il suo indirizzo è sempre stato chiaro (nonché deciso).

Oggi che ci saluta, sentiamo il dovere di ringraziarla per l’uomo, il sacerdote, il parroco che è stato, anche se i tre aspetti non sono separabili tra loro.

L’uomo. Quando diciamo l’uomo pensiamo alla personalità, al carattere, e quindi all’intelligenza, alla preparazione teologica e culturale (anche sul piano dialettico: difficile non darle ragione), all’integrità morale, all’affidabilità, alla fiducia che ha sempre trasmesso; al fatto di non aver mai anteposto le sue necessità, i suoi problemi, a quelli del compito che svolgeva. Pensiamo a qualche ricovero-lampo durante il quale neanche ci siano accorti della situazione. Mai un periodo di vacanza. Diciamo che qui ha anche un po’ esagerato, ma l’uomo è questo: tutto d’un pezzo, lo possiamo proprio dire, tanto da suscitare   un forte rispetto in tutti noi.

Il sacerdote, l’aspetto più importante. Lei, don Leone, è stato ed è una figura esemplare di sacerdote, dobbiamo dire nel rispetto di una tradizione che ha caratterizzato da questo punto di vista i sacerdoti di questa parrocchia (don Aldo, don Antonio Serafin, don Angelo dal Bo, don Bruno Fraccaro…). Esemplare nella predicazione, nella pastorale, nella coerenza di vita, nella guida del Consiglio Pastorale verso scelte precise. Il Vangelo, la Parola di Dio, prima di tutto. Un Vangelo da conoscere e da capire: si spiega così la predicazione mai banale, la puntuale preparazione ai sacramenti, la formazione biblica proposta ogni anno in Avvento e Quaresima, perché “c’è sempre il rischio di farsi un Vangelo per conto proprio, su misura”, come dice lei.  Certo, anche con un certo disincanto e un po’ di amarezza, potremmo dire, perché è inutile illudersi sulla possibilità di avere sempre una adesione profonda e di massa. Oggi, diceva, abbiamo ancora una pastorale di massa (catechismo, sacramenti … per tutti), con delle risorse umane (sacerdoti, catechisti, animatori…) e con una partecipazione che invece sono limitate. Perché, questa è la realtà delle nostre parrocchie, non solo di Loreggia. Eppure, notevole è stato lo sforzo di mantenere questa organizzazione da pastorale di massa come ad esempio nel numero delle messe domenicali, per continuare ad offrire sempre e comunque l’opportunità a tutti di frequentare la messa, anche quando ha dovuto farsi carico della parrocchia di Loreggiola. Abbiamo tutti presenti le corse che ha fatto alla fine di qualche messa per essere in orario a Loreggiola.
Accanto alla predicazione e alla formazione catechistica-sacramentale, ha curato altri aspetti fondamentali, quali l’educazione, la carità e la dimensione missionaria. Pensiamo all’ attenzione per i catechisti,  all’interesse per il lavoro dei vari gruppi, per le dinamiche della scuola materna; al sostegno alla Caritas, alla promozione di iniziative  come il Fondo di solidarietà e l’Accoglienza dei rifugiati, all’invito a considerare le nuove povertà e le situazioni di bisogno presenti in Parrocchia, alle visite ai malati in ospedale, all’attenzione per i missionari e le loro realtà: significativa la destinazione di una percentuale della spesa per le ristrutturazioni parrocchiali a dei progetti missionari (Thailandia e Ciad ad es.), proprio perché ci ricordassimo che la Chiesa è universale e attenta ai poveri. In questi ultimi due anni poi ci ha accompagnato nel cammino sinodale diocesano fino all’ istituzione della Collaborazione pastorale Antoniana, di cui adesso siamo parte e che   continueremo con il nuovo parroco. Diciamo che lo sforzo da parte sua è stato notevole e ammettiamo che non sempre abbiamo corrisposto con generosità e impegno al suo lavoro e di questo chiediamo noi perdono.

Il parroco. Il parroco inteso come l’amministratore e il responsabile dei beni della Parrocchia di cui deve curare la conservazione, lo sviluppo e l’equilibrio finanziario. Coadiuvato dal CPAE ha saputo promuovere e coordinare interventi importanti, necessari, con grande oculatezza e trasparenza sia nelle scelte progettuali che finanziarie. Pensiamo alle ristrutturazioni della Casa del Giovane, della Chiesa, del campo da calcio, dell’Asilo per il quale è già previsto un nuovo intervento.  I contributi dei parrocchiani e degli Enti sia religiosi che civili sono stati fondamentali, ma se oggi lascia una parrocchia in buona salute economicamente è merito anche delle sue capacità progettuali come pure del suo stile di vita sobrio ed essenziale, distaccato dal denaro e dalle comodità; pensiamo anche al fatto che ha sempre posticipato un intervento , peraltro necessario pure quello, sulla canonica, proprio perché prima vengono  gli interessi della comunità, poi le esigenze personali ( diciamo che è stato un parroco che ci è costato poco anzi è stato molto di più quello che ci ha dato). Sta di fatto che ci lascia una parrocchia con delle strutture più accoglienti, più sicure e più belle. Anche se sappiamo, come già detto, che non è certo questo l’aspetto più importante che le sta a cuore: infatti anche nell’intraprendere le opere di ristrutturazione, si è sempre preoccupato di tener ben presente la loro funzione educativa ed ecclesiale.

Grazie dunque per essere stato un esempio di vita e una guida sicura nel cammino di fede e di chiesa per la nostra comunità in questi anni difficili, anni di passaggio da una società cristiana a una società anche di cristiani, non tanto per la presenza degli stranieri, quanto per una evidente secolarizzazione della società.  Adesso noi siamo chiamati a continuare la storia con un altro pastore, ma anche con maggiore senso di corresponsabilità e partecipazione; lei invece il vescovo lo ha chiamato ad un nuovo servizio, nella parrocchia di Vedelago, meno gravoso ma ugualmente prezioso, dove non mancherà di dare il suo contributo di seminatore competente della Parola di Dio.

Crediamo che sia lei che noi abbiamo davvero bisogno della benedizione del Signore che ci accompagni nelle strade della vita e della salvezza. Le nostre strade si dividono, ma non sarà mai un addio, saremo meno vicini fisicamente, ma sappiamo che la vicinanza tra persone che si stimano e si amano, come lei stesso ha ricordato nell’ultimo numero del Bollettino, supera la lontananza   dello spazio e   del tempo, grazie anche alla preghiera.

Grazie ancora, di tutto, don Leone e, per riprendere ancora una volta la sua parola preferita, che la vita sia “bella” sempre. Per lei e per la nostra comunità. Grazie davvero.