Cari amici,

approfitto del ritorno di Giorgia e Tobia per mandarvi mie notizie.

Finora non vi ho scritto per due motivi. Mi sentivo occupato molto a entrare (o a rientrare?) in Ecuador dentro una realtà come la città che mi è sostanzialmente estranea, salvo, forse i miei 5 anni passati a Tunisi. È un luogo altro e diverso dalla campagna e ciò rappresenta una sfida molto significativa per il Vangelo. Il settore della città dove sono venuto a vivere con Graziano (don Graziano Mason, nativo di Loreggiola, è missionario diocesano in Ecuador), il sud di Quito, è il settore povero, ma non ha quartieri del tipo de las “villas miserias” di molte altre città latino-americane. Il secondo motivo per cui non ho scritto è perché non trovavo molte cose interessanti da farvi conoscere. Ora a distanza di quattro mesi dal mio arrivo posso dirvi per quanto riguarda l'occupazione del mio tempo che sono entrato pienamente a regime. Questo non è poco per un settantaduenne (quasi!) in pericolo di essere rottamato. Posso anche dirvi che le cose che mi vengono richieste sono di mio alto gradimento e si riferiscono alla lettura della Bibbia per le comunità di base, per i giovani e per tanti altri gruppi (l'equipe degli psicologi della Casa della famiglia, i promotori di salute...). Tutto questo mi impegna molto e mi aiuta a mettere la Parola di Dio a confronto costante con la vita della gente, secondo l'angolatura di ogni gruppo.

La città, diversamente dal campo, rappresenta sfide enormi. Finora sento particolarmente la sfida delle dipendenze (alcol e droga); la sfida degli inquilini notturni della strada (sono tanti!); la sfida delle “pandillas”, branchi di giovani, ma anche di molti bambini, caratterizzati da rapporti violenti tra di loro. Uno, alla mia età, si sente assolutamente non attrezzato per accogliere queste sfide. Ci sono poi i disabili che, nonostante gli innegabili progressi compiuti in questi ultimi anni, non sono ancora totalmente usciti dalla clandestinità a cui erano relegati e non sono ancora pienamente inseriti nella vita quotidiana del quartiere, della scuola, del catechismo, della parrocchia. Ci sono gli innumerevoli problemi familiari dovuti quasi sempre all'abbandono del padre, frutto di un pervicace machismo che non solo stenta a morire, ma che persiste vegeto e rigoglioso. Ci sono i casi-limite come quello dei nostri più prossimi vicini di casa dove 8 bambini (frutto di 3 diversi nuclei familiari), vengono custoditi dalla nonna, perché i genitori sono “in viaggio” (più verosimilmente in prigione!) Anche la nonna è stata in prigione per due anni e i bambini dovettero in qualche modo arrangiarsi! Però, vi assicuro, sono i nostri piccoli vicini più affettuosi!

Per fortuna dentro questa realtà tanto complicata c'è una comunità cristiana viva che ancora tiene memoria delle antiche lotte per ottenere la proprietà della terra dove, abusivamente, avevano costruito le loro baracche. Donne soprattutto, ma anche uomini che insieme con p. Carollo (morto 10 anni fa) hanno costruito questa parte della città. Il ricordo di questo padre continua ad essere benedetto fra di loro.

Vi dicevo che ci sono gruppi di cristiane e di cristiani vivi, intraprendenti, che si organizzano tra di loro. Non posso allora non raccontarvi che in occasione del Natale un gruppo consistente e organizzato è uscito per esplorare la città nella notte. E hanno trovato la gente che fruga nei cassonetti; la gente che dorme per strada; alcolisti perduti; persone affette da malattie mentali. La città di notte è altra e diversa. E così hanno incominciato ad uscire, una volta al mese, di notte, con panini e vivande calde. Io li ho chiamati gli “angeli della notte” e così si chiamano ora. Il loro esempio è stato contagioso perché a febbraio si sono organizzati anche i giovani della cresima con alcuni dei loro genitori per fare altrettanto con altri itinerari.

Personalmente, poi, mi sono dedicato a “scoprire” i disabili del nostro territorio e una volta al mese mi sono impegnato a celebrare la messa e a stare con 70 disabili raccolti in un centro alle porte di Quito: Amaguana. Frequento anche un altro centro di disabili di età superiore ai 18 anni. C'è anche un centro anziani (una cinquantina) e in questa ultima settimana sono andato alla scoperta di una “casa per anziani” (privata) e scandalosamente povera e non attrezzata, però visitata regolarmente da una persona delle comunità di base.

Ci sono molte cristiane e molti cristiani vivi da queste parti e ciò permette al prete di non scimmiottare Dio stando in ogni luogo. Sono le comunità che si fanno presenti dentro di molte di queste realtà. Un mese fa, non di più, un laboratorio di falegnameria si incendiò durante la notte. Dava lavoro a tre famiglie con figli e a un giovane. Le piccole comunità di base furono mobilitate. Non raccolsero molto, ma tanto è bastato (insieme con la straordinaria industriosità delle famiglie colpite) a riattivare tutto dopo appena un mese dall'incendio! Ieri due di loro mi hanno portato a casa 2 magnifici letti che avevo ordinato per ospitare i ragazzi del Gruppone che sono in Ecuador. Vi assicuro che hanno fatto un magnifico lavoro.

Nonostante tutte queste bellissime cose vi assicuro che mi sento tanto impreparato ma non mi sento inutile! Tutt'altro!

Ora i cristiani vivi di qua si stanno preparando alla Pasqua e noi con loro.

La scuola biblica che abbiamo incominciato per preparare il Vangelo della domenica si sta infoltendo con il passare del tempo. Sono due ore - dalle 19 alle 21 del giovedì – che sono prorio belle. C'è addirittura la segretaria che fa l'appello, raccoglie i nuovi nominativi con indirizzo e numero di telefono! E c'è perfino la tesoriera che raccoglie quello che ciascuno può dare perché i servizi non vanno erogati gratis. Spero proprio che questa iniziativa abbia continuità.

Con Graziano ci troviamo molto bene. In fondo uno ha bisogno dell'altro e, nella nostra vecchiaia, sappiamo trovare motivi per continuare con reale amicizia a fare ciò che ciascuno di noi è più capace di fare e che gli piace di più.

Auguro a ciascuno di voi una Pasqua bella e impegnata. A quelli vecchi come noi auguro la dolcezza di una vita già abbondantemente vissuta, ma ancora fruttuosa; ai giovani la passione e l'entusiasmo per un mondo dove c'è ancora molto da fare e da amare. Ai miei amici immigrati auguro la fedeltà nel dono dell'amicizia che abbiamo saputo costruire al di là di barriere culturali e religiose. Proprio perché, oggi, i rapporti si stanno facendo più duri, più violenti, più ostili, offriamo a tutti il dono che in tutti questi anni ci siamo offerti l'un l'altro: l'affetto, l'amicizia, il rispetto e, spesso, anche l'ammirazione.

Un carissimo saluto a tutti,

Don Giuliano Vallotto

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