Cari amici,

oggi mi sono preso un bel giorno di riposo sopratutto perchè ne sentivo il bisogno, poi per ripensare un po' a quello che da un certo tempo vi sto scrivendo, Alcuni di voi mi domandano riflessioni, punti di vista sulla realtà sociale e politica dell'Ecuador e, forse, un bilancio sui primi due anni di presenza in questo paese.

Di bilanci proprio non se ne parla. Non ne sono capace, almeno fino a questo momento. La realtà ecclesiale, politica e sociale è così cambiata rispetto ai tempi in cui sono venuto (1976-1985) che non mi arrischio ancora a dire qualcosa. Non vorrei neppure che seguendo il filo delle precedenti lettere vi faceste l'idea che mi sto occupando solo dei "damnificados" della costa, anche se meriterebbero un impegno a tempo pieno. Vorrei per questa volta, dirvi qualcosa della mia vita qui a Quito e, precisamente, nel sud di Quito che è una realtà molto differente del nord di Quito dove, le poche volte che ci vado, mi pare di trovarmi a Milano, a Parigi o in una qualsiasi metropoli del mondo sviluppato in senso capitalista o socialista. Come vi dicevo non sono ancora capace di presentarvi in sintesi la realtà di questo nostro mondo del sud di Quito (seicento mila abitanti) per cui mi limito a raccontare fatti e alcune riflessioni.

  1. Una mamma ha una malattia progressiva che ha incominciato a rattrappirle le mani. Ha due figli, uno di quattordici anni e uno di sei. Il marito a forza di bere si è dato alla strada. Il ragazzo ha problemi di comportamento nella scuola e, come in questi casi, la direzione lo orienta verso un sostegno psicologico. E così che "la casa della famiglia" (un centro di orientamento e di sostegno psicologico creato dalla nostra parrocchia di Quito sur) è venuta a contatto con queste persone. La mamma non ha i soldi per pagare la minima quota richiesta perchè deve pagare l'affitto di casa di cento dollari che dal prossimo mese saranno centocinquanta.
    La situazione ecomomica è drammatica, ma ancora più drammatici sono i discorsi che si sentono fare da ciascuno dei tre: tutti e tre manifestano inclinazioni al suicidio. Cominciò il giovane a dire alla mamma: "un giorno o l'altro mi butto giù dalla terrazza dell'edificio". La mamma ha cercato di dissuaderlo con questo argomento: "se tu muori io non avrò i soldi per il funerale e ci lascerai indebitati per chissà quanto tempo". Anche la mamma ha provato la stessa sensazione: "ma poi dove troveranno i soldi i miei figli per seppellirmi?" Il commento della psicologa: "in quella casa non si muore solo perchè mancano i soldi per morire!"
  2. Questo è solo un episodio, però sto facendo l'esperienza di una città che dietro muri apparentemente abbastanza dignitosi si nascondono tante forme di povertà. Ho saputo di una bambina di nove anni la cui giovane mamma è alcoolista e il papà un insaziabile avventuriero di donne. La zia vorrebbe tenerla in affido nonostante i suoi problemi familiari (separata; un figlio ventenne che ha una figlia da una ragazza che va a scuola...) ma non ha i soldi per le costose pratiche.
  3. La signora Gloria è schizzofrenica e non c'è riunione nella quale lei non parli pubblicamente della sua malattia. Ha un figlio di sedici anni a cui ha trasmesso qualche segnale della sua malattia. Madre e figlio sono molto intelligenti. Il papà non si fa sentire neppure a Natale! Gli insegnanti, almeno alcuni, odiano il ragazzo a causa dei suoi comportamenti. Gloria riceve dallo stato centocinquanta dollari mensili a cui si aggiungono gli ottanta dell'ex marito fino a quando il figlio sarà minorenne. Ma i soldi non bastano mai. Qualche volta batte cassa. Ma, sopratutto vuole che segua suo figlio. Lo faccio... però occorre una pazienza infinita e spendere... per lo psicologo, il neurologo, le scarpette per giocare a pallone e le scarpe nuove per Natale e Capodanno!
  4. In questi ultimi mesi sto preparando il matrimonio di una coppia di giovani del Venezuela. Sono partiti da Caracas in autobus. Destinazione intermedia: Ecuador; destinazione finale: Cile. Per venire hanno speso sessanta dollari ciascuno. Devo dire che sono molti i venezuelani che emigrano verso l'Ecuador. 
    La realtà dell'emigrazione dentro degli stessi paesi dellAmerica Latina è palpabile. Emigrati da Cuba, Haiti, Centro America, Colombia, Venezuela...; migliaia di persone che si spostano da un paese all'altro e quasi con gli stessi problemi che gli emigrati incontrano in Europa: la vigilanza della polizia, i diritti negati, lo sfruttamento del lavoro, in alcuni paesi come il nostro le costose pratiche per il visto.... 
    Anche l'Ecuador che è stato almeno negli ultimi vent'anni terra di emigrazione massiva è, ora, terra di immigrazione! Ciò non signififica che questo paese non mantenga al suo interno uno sviluppo diseguale e delle ampie zone rurali e urbane dove il tempo si è fermato a trent'anni fa!
  5. In quest'ultimo tempo, il sabato, mi avevano chiesto di celebrare la messa per un giovane di quindici anni che si era suicidato. Sono pittosto frequenti i casi di suicidio tra gli adolescenti. Alla messa richiesta dal padre, separato dalla moglie, non ha partecipato nessuno. Neppure il papa! Forse oppresso dai sensi di colpa e per la stigma sociale che questo fatto comporta agli occhi dei conoscenti.
  6. La città, non ti lascia vedere quasi niente! Solo in certi momenti si apre uno squarcio, subito rinchiuso per riaprirsi ogni tanto su altri drammi di altra gente. Uno si sente immerso in una realtà che dai per scontato che esiste, ma che ti è quasi completamente sconosciuta. Spesso, alla mia età, mi sento afferrato da un forte sentimento di impotenza. In molti momenti mi affiora la domanda: come vivere da uomo, da cristiano, da prete dentro questo vasto mondo così anonimo? Come aiutare i poveri senza cedere ai professionisti dell'elemosina a quelli che considero i professionisti "pordioseros"! Tento di darmi delle risposte.
  7. Innanzitutto mi dico: sono qua! Sono presente! Esserci semplicemente, con la tua storia, le tue scelte di fondo che possono anche non piacere o essere smentite, con l'attenzione alle persone al momento in cui si affacciano alla loro vita, cogliendo l'attimo in cui hanno bisogno e accettando che essi si immergano di nuovo nei meandri occulti della città, facendo perdere le loro tracce. E' stato inutile averli incontrati? A questa domanda mi rispondo sulla base del Vangelo. Anche Gesù ha incontrato moltissima gente. Di quasi tutte quelle persone, da un punto di vista delle loro storie si sono perse le tracce, tranne di alcuni e fra questi dell'anonimo contadino di Cirene, "padre di Alessandro e di Rufo". Incontri, incontri, incontri.... che a volte riempiono fin troppo l'agenda e.... a volte la lasciano vuota! 
  8. Una seconda linea di presenza e di azione che trovo valida è di stimolare una presenza visibile e missionaria della comunità cristiana nei diversi quartieri che compongono la parrocchia. Molte volte ai cristiani che si riuniscono in chiesa dico che devono uscire, stare fuori, immedesimarsi nella vita dei quartieri. In uno dei tre centri pastorali che compongono la unic a parrocchia che Graziano e la mia persona servono c'è il gusto delle novene: quella di Natale e di tre altre feste di Maria. Ho detto loro che la chiesa è chiusa durante le novene perchè devono cercare per ognuna delle serate della novena, una casa nel quartiere che li ospiti. La stessa cosa è stata per la Via Crucis. La chiesa non può essere un rifugio, un nido, deve essere un cuore pulsante. E' difficile passare da una chiesa rinchiusa a una chiesa missionaria, perchè c'è il pericolo di confondere missione con propaganda o con esibizione di forza!
  9. La vera novità che ho incontrato qui in questa parrocchia è il protagonismo delle donne e, fra queste, delle suore. Io mi domando, da qui, perchè ci intestardiamo a considerare soppratutto i maschi come unici responsabili della presenza della chiesa nel territorio! La questione del genere, nelle forme proprie della chiesa, dovrà essere posta nel presente e nel futuro della vita ecclesiale. La cosa interessante è che non mi sento meno interpellato nel mio ruolo di prete se le protagoniste dell'azione della chiesa nel nostro territorio, almeno in questa porzione di territorio della nostra parrocchia, sono delle donne consacrate! Esse sono una enorme risorsa quantunque i preti continuino a fare le proprie riunioni esclusivamente tra preti per decidere cose che a volte, o almeno qualche volta, sono di semplice cucina ecclesiastica! In un terzo centro cerchiamo di promuovere la responsabilità dei laici come incaricati del centro pastorale che è ne più ne meno che una parrocchia organizzata. La vera difficoltà, tra le altre, che si presenta è che il laico assuma con gusto funzioni intra-ecclesiali, ma non si proietti verso il campo reale delle sue funzioni che è "fuori" della chiesa nella famiglia, nella professione, nel quartiere, nella politica...

Queste sono alcune delle considerazioni che mi sto facendo. In febbraio verrà dal Brasile Erminio e si fermerà per quindici giorni. Avremo così modo di confrontarci. Mancandoci don Franco e don Fernando, cerchiamo di mettere insieme le nostre piccole esperienze. Ciao. Un abbraccio a tutti.

Don Giuliano 

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