San Rossore. Primi di Agosto. Oltre 30000 persone. È questa la realtà in cui noi Viaggiatori Liberi del Clan di Loreggia ci siamo trovati a vivere per cinque densi giorni. Quest'anno come molti di voi sapranno già i Rover e le Scolte Agesci di tutta Italia si sono radunati nel pisano per la Route Nazionale 2014. Noi c'eravamo dunque, e l'incredibile dose di emozioni condita alla bellezza di quei giorni vissuti assieme ad altri giovani che non si vergognano (o si vergognano poco) di viaggiare con una camicia blu e un fazzolettone al collo, ci hanno dato la carica per continuare a fare scout, per continuare a farlo meglio, per continuare ad essere testimoni di qualcosa che altri a loro volta ci hanno lasciato.

L’ultima Route nazionale RYS è stata fatta nel 1986.

La storia di questo campo estivo però comincia prima. Comincia il primo Agosto, quando in treno ci siamo spostati da Padova a Parma per cominciare la prima parte di questo campo: la parte mobile, che abbiamo compiuto, zaini in spalla, sugli Appennini emiliani, assieme ad altri due clan con cui eravamo gemellati: due clan molto diversi dal nostro e tra di loro, le personalità esplosive dei siciliani del Catania 19, dalle quali è stato difficile a volte difendersi e sfuggire, e la personalità varia del numeroso clan di Parma 5, composto dalla più ampia varietà di individui.

I primi cinque giorni sono stati dunque giorni di condivisione, i tre clan sono entrati l'uno nell'altro attraverso la condivisione del percorso compiuto durante l'anno sul ”Coraggio”, tema portante dell'intero campo. A volte talmente al centro dell'attenzione che si è finito per travisarlo. Solo un po'.

Abbiamo avuto modo di condividere il nostro cammino “il coraggio di amare” con questi fratelli Rover e Scolte che hanno vissuto il coraggio, nell'ambito di “liberare il futuro” a Parma e “di essere cittadini” a Catania: percorsi che ci hanno permesso di capire come siamo realmente chiamati ad essere responsabili della realtà in cui viviamo ed essere parte attiva e non spettatori delle sfide che il mondo ci mette davanti.

Abbiamo avuto modo di conoscere queste persone e creare un clan di formazione, la Route 227, unito. Ovviamente non senza pregiudizi e discrezioni che hanno causato attriti e spesso incomprensioni mute ma se lasciate scorrere anche corrosive.

Fortunatamente la fatica, condivisa nella strada, ha permesso mano a mano un'apertura totale e la Route 227 è finita per salutarsi tra gli abbracci di chi sa di aver condiviso qualcosa di grande ma sente che avrebbe voluto condividere ancora di più. Abbiamo capito che anche se viviamo a 1000 km di distanza i problemi sono gli stessi ma la condivisione porta a nuove soluzione che da soli non ci saremmo arrivati.

Il campo fisso iniziato il 6 Agosto e finito dopo di cinque giorni, con la messa celebrata dal Cardinale Bagnasco, è stato ricco di esperienze: tavole rotonde con ospiti illustri (Rita Borsellino, il Presidente del Consiglio Renzi, Il presedente della Camera Boldrini, don Ciotti e non solo), la redazione della Carta del Coraggio da parte dei 459 alfieri (rappresentanti di ogni Route) vero obiettivo dell'anno, laboratori e veglie.

Certo a volte la retorica, in cui spesso gli oratori finivano per affossarsi, rischiava di tramutare l'immensa città a cui avevano dato vita grazie all'aiuto di migliaia di volontari in un comunissimo raduno nel quale spronarci a fare ciò per cui siamo stati chiamati: cambiare il mondo rendendolo migliore di come lo abbiamo trovato. Convincendoci che ne siamo capaci, assicurando che si può fare. Consapevoli, a mio avviso, che qui oggi noi siamo la storia, consapevoli che noi abbbiamo una ragione per combattere, per amare, per farsi ultimi, per essere cittadini, per liberare il futuro, per essere Chiesa (si, anche questo!).

Per concludere bando alla retorica falsa, di cui probabilmente siamo sazi, bando alle polemiche, che sempre infiammano quando si muove qualcuno di scomodo, bando a chi la saprà sempre un po' più lunga di te, ci si deve guardare in faccia e rendersi conto di cosa noi possiamo fare se per cinque lunghi (sì, sono stati anche lunghi) giorni abbiamo saputo convivere, abbiamo saputo condividere e abbiamo saputo guardarci negli occhi assieme a tutte le difficoltà del tempo. Forse allora possiamo fare qualcosa. Forse. Ma ci sono poche alternative, e sarebbe brutto scartarne una in partenza.

Quel che rimane da fare è una virile stretta di mano, un grazie che va a tutte le persone che hanno permesso che potessimo avventurarci in questo cammino, dai capi clan Eliseo e Irene a don Luca, agli amici di Parma e Catania e i rispettivi capi, che sarebbe troppo lungo anche se doveroso ricordare per nome, a tutti gli organizzatori che sono troppo in alto perché ne conosciamo il nome.

Ricominciamo carichi di emozioni di un ricordo vivo che non si è sbiadito, perché la Carta del Coraggio firmata e approvata dal consiglio nazionale dei Rover e Scolte Agesci, ci guiderà nei prossimi anni. Sarà nostro compito farla conoscere nelle nostre realtà, dalla Parrocchia al comune dove proveremo a trasmettere quella forte emozione di cambiamento che abbiamo vissuto questa estate nella città del “Coraggio”.

Buona strada

Fabio

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